Poi, c'è un giorno come tutti gli altri in cui i grandi capi ti chiamano e ti dicono: "sa, abbiamo fatto questa ristrutturazione, per cui lei deve andare a Torino. Seguirà Piemonte, Val d'Aosta, Liguria e Sardegna. Dal primo novembre. Potrebbe vendere casa sua a Milano e comprarne un'altra a Torino, dato che il suo futuro è là". E' il giorno della scoperta, nel quale realizzi che qualcuno sa, con certezza, quale sarà il tuo futuro. E'' un giorno in cui tutta la vita ti va a puttane e tu devi pure ringraziare, mica che ti lascino a casa. Il giorno del ritorno. A Torino. Diomio, mi viene da morire. L'unico che mi tiene su di morale è il caro Cotone ed il suo "no, in Babbaggia no", che, adesso, recitiamo in coro. In Babbaggia no, fuppini!
Nel mondo dell'avrei, del forse, della possibilità irrealizzata avrei vissuto per sempre. Avrei fatto l'ingegnere aerospaziale; una sola donna per tutta la vita, tanti figli, una famiglia numerosa con la quale pranzare all'aperto, tutti insieme, nella nostra casa in campagna. Avrei piantato un albero, l'avrei visto crescere con me, avrei avuto un bell'orto. Avrei giocato a basket in serie A, una vita passata sui campi di mezza europa a consumare battaglie a suon di assist e canestri. Mi sarei interessato all'arte, avrei viaggiato in tutto il mondo per visitare musei; alla filosofia, alla letteratura, alla musica. Avrei incontrato tanta gente, ci saremmo confrontati, rispettati, magari anche stimati e suonato insieme. Avrei seguito i miei figli, una presenza discreta ma costante; sarei stato il loro punto di riferimento da usare all'occorrenza. Avrei fatto un lavoro interessante, stimolante, non importa quanto remunerativo: un lavoro utile, di concetto. Poi, mi sveglio a 51 anni e mi ritrovo sul balcone, di notte, a guardare i treni ed il loro monotono scorrermi davanti: dove vanno, non importa. Vivo in una sorta di anfiteatro a semi-dodecaedro, completato a sud-ovest da due costruzioni (una più bassa, la seconda più alta) che potrebbero costituire il palcoscenico. La rappresentazione è la stessa messinscena di ogni giorno: gente che accende le luci, gente che spegne le luci, tapparelle che si alzano e si abbassano; e io faccio altrettanto: accendo e spengo luci, alzo e abbasso tapparelle, quasi a dare un senso, in questo modo, alla mia presenza su questo pianeta. Una sera di queste, una fata è venuta a trovarmi: era piccolissima, verdina, con due alucce fragili; ha iniziato a svolazzarmi, gaia, tutt'intorno e si è offesa, perchè non l'ho nemmeno considerata: tesoro, non è più il tempo delle fate! Forse qualche anno fa, quando i nostri destini si sono incrociati per un interminabile secondo; ma oggi... Oggi sono la giusta realizzazione. Oggi so qual è, quale deve essere il mio destino. Oggi so che tutti gli avrei preludevano inevitabilmente a questo, perchè non c'è via d'uscita per quelli come me. E - scusami - non stiamo parlando di cose che mi interessino: per questo ci passo attraverso senza entusiasmo; per questo non mi preoccupano i crolli: tanto, non è roba che fa per me, dato che vivo per l'avrei.
Quando facevo l'allorarolla (allorarolla.splinder.com), scrivevo cose che sono ancora molto attuali. Questa è per una persona che, sicuramente, capirà!
Gentile signora,
è con dispiacere che devo comunicarle che il lontano pianeta dal quale io provengo mi sta per richiamare alla base
è con dispiacere che devo comunicarle che sono stato contagiato da un nuovo e sconosciuto virus, che mi impedisce il contatto
è con dispiacere che devo comunicarle che essendo diventato completamente sordo/cieco/muto
è con dispiacere che devo comunicarle che mi sono convertito ad una religione orientale che vieta i rapporti
è con dispiacere che devo comunicarle che un mio lontano parente mi lascerà la sua immane eredità solo se la smetterò di
è con dispiacere che devo comunicarle che ho capito che la mia vera vocazione è quella di diventare pastore di anime
è con dispiacere che devo comunicarle che la situazione politica internazionale mi crea uno stato di disagio che
è con dispiacere che devo comunicarle che mia mamma ha bisogno del suo piccino sempre al suo fianco
... insomma: stasera avrei altro da fare. Ti va bene se ci vediamo un'altra volta?
Penso sempre di essere un avanguardista ma, in realtà, arrivo sempre dopo: ed infatti, quando parlo del vuoto, del nulla che caratterizzano la mia mente e la mia vita, non mi rendo conto che c'è già chi ci dedica mostre; ben dal 1958, guarda la combinazione...
Dal Corriere Online:
l'arrivo del visitatore diventa l'evento. aperta fino al 23 marzo costa 10 euro
E a Parigi si mette in mostra il «vuoto»
Insolita esposizione al Centre Pompidou: nove stanze dedicate all'esplorazione del vuoto PARIGI (FRANCIA) – Non ci sono oggetti, né filmati, né suoni, né performance, né installazioni. Non c’è nulla da osservare, niente da ammirare. Ma si tratta comunque di arte. Forse nel suo concetto più estremo: il vuoto. E il Centre Pompidou ne propone addirittura una retrospettiva. Un percorso che, di fatto, ne certifica la definizione artistica. Non priva di significato e storia. OSARE – Da oggi e fino al 23 marzo, il museo di arte contemporanea progettato da Renzo Piano propone al quarto piano, nove stanze destinate all’esplorazione del vuoto. In senso artistico e in chiave cronologica. Perché si tratta di una retrospettiva che va da Yves Klein che per primo osò l’esposizione del vuoto alla galleria Iris Clert di Parigi, nel 1958, a Roman Ondàk (2006), passando per Robert Barry che nel 1970, a Torino, propose l’interpretazione del vuoto alla galleria Sperone. Sono sale vuote, prive di ogni intervento, presentate con semplici pannelli che ricordano l’origine del vuoto proposto. La visita del visitatore ne diventa l'evento. Un percorso essenzialmente cronologico tranne per la stanza numero tre, che l’artista Stanley Brouwn ha scelto personalmente. MATERIA – Un’esposizione che, ricordano al Centre Pompidou, è nata ben prima del crollo delle quotazioni del mercato dell’arte contemporanea e si presenta anche come sfida all’istituzione stessa, utopia originale di un museo che ha senso solo grazie alla sua nomea internazionale, in attesa di essere riempito. Ma dove nel frattempo anche il vuoto si differenzia dal nulla, dall’invisibile, dall’ineffabile, dalla negazione e dall’assenza solo attraverso una concezione artistica, per diventare materia creativa che si evolve nel tempo e nello spazio, magari con interpretazioni opposte: «Proponiamo il vuoto nel 2009». BIGLIETTO – E comunque a pagamento. Il biglietto costa dieci euro (otto ridotto), e il catalogo di 540 pagine ne costa 39. Si paga anche per capire meglio il vuoto. L’esposizione infatti è accompagnata da un simposio e da una serie di incontri con artisti, esperti e curatori. Sperando che almeno le sale non restino vuote.
Se volete risparmiare, di vuoto vi riempio io. Gratis.
Piantavamo alberi: ti ricordi? Ma non facevamo solo quello: andavamo anche in bicicletta, per esempio ed ero felice quando mi dicevi che stavo bene in sella. Mi raccontavi molte delle tue avventure (roba minima, per carità: come vi eravate conosciuti, quando eri arrivato secondo perchè, a dieci metri dal traguardo, ti eri girato per vedere se arrivava qualcuno); avevi un tono pacato che mi tranquillizzava, che mi riportava ad atmosfere di cascina che non avrei mai assaporato. Mi obbligavi a bagnare l'orto (o le tenute? Non so, allora mi sembrava tutto così immenso...), a togliere i pidocchi dei cornetti, piantare pomodori, riparare l'autoclave... Insomma, facevamo molte cose, insieme. A volte, mi domando come ci rimarresti, ricomparendo oggi, nel trovare tutti questi cambiamenti: il bancomat, il cellulare, la tele a colori, i computer, case e strade nuove che sono comparse improvvisamente, case e strade vecchie che sono state misteriosamente inghiottite nel nulla; ma penso che potrei aiutarti, sai? Ti spiegherei tutto e capiresti in fretta, così come accadeva, in senso inverso, tanti anni fa. Eri il contrario dei miei genitori: tu mi hai sempre aiutato a risolvere i problemi, in modo naturale, semplice, tradizione contadina, da tranviere o da capo-ufficio ATM (a proposito: porto sempre al collo la tua medaglia per i 35 anni di lavoro...). Penso che andremmo ancora d'accordo e credo che saresti felice nel vedere come sono cresciuto, come mi comporto con i miei ragazzi (che sono, poi, i tuoi bis-nipoti); e come, alla fine, pago sempre caro, pago sempre tutto, senza mai sottrarmi alla responsabilità dei vinti per predestinazione. Spesso ti penso: è strano come le assenze possano essere più immanenti delle presenze; questione di qualità nel rapporto, forse; di stima, rispetto, amore? Chissà. Ah: ti ho perdonato, sai, per quella cosa che mi hai fatto: mi riferisco a quando sei morto, che io ero partio per il mare coi miei e tu non mi avevi nemmeno salutato, perchè eri arrabbiato con me che non volevo bagnare l'orto. Ho capito che non eri arrabbiato davvero; ci ho messo un po' di anni ma ce l'ho fatta. E... stai tranquillo, per le tue zucchine: da allora, non ho smesso di dargli l'acqua. Un giorno sì, un giorno no. Giusto?
Quindi, mi hanno picchiato. Beh, non è andata proprio così: diciamo che, durante una partita di basket, l'allenatore avversario mi ha sbattuto due dita contro al naso. La cosa ha avuto un degno prosieguo per un minuto di orologio, durante il quale ho ascoltato anche frasi del tipo "guarda che sei a casa mia, guarda che di qui non esci vivo, guarda che non sai nemmeno con chi hai a che fare". Che cosa ho provato, in quel momento? Stupore, certamente; preoccupazione di quello che poteva succedere, perchè avevamo intorno due squadre di ragazze intorno ai 15 anni e ciò che stava accadendo non era esattamente edificante. Divertimento, anche: è strano ma quel tizio che mi metteva le mani addosso e che mi minacciava, dopo oltre trent'anni dall'ultima volta che qualcuno lo aveva fatto, quasi mi faceva sorridere per la bizzarria della cosa in sè. Delusione, soprattutto, nel verificare quanto ci siano persone che davvero avrebbero bisogno di un sostegno etico. Io non ho mai pensato di reagire e questo mi ha fatto molto piacere quando, a posteriori, ho rivisitato la situazione. Questione di valori, probabilmente; di rispetto per l'altro, di lavoro sulla mia autocoscienza. Per cui mi chiedo: ma se ci sono persone come me, che di fronte ad una provocazione simile sono capaci di mantenere il contatto con la realtà, come è possibile che ci siano persone che bruciano altre persone per divertimento? Chi, PER DIVERTIMENTO, fa male a qualcuno... con chi vive? Dove è cresciuto? Che valori gli sono stati trasmessi? Penso che sia anche ora di finirla di ascoltare queste notizie e pensare che sì, sono gravi ma non ci riguardano. Ci riguardano eccome e ciascuno di noi può fare qualcosa. Cominciare a dare l'esempio. Cominciamo a comportarci bene noi; cominciamo a fare in modo che chi ci frequenta ci veda impegnati e facciamo in modo che i nostri conoscenti facciano bene come noi. Cominciamo da noi stessi, per favore.
Sono disponibile a considerare le spiegazioni di chiunque mi confermi almeno di sapere se l'universo è finito o infinito; a credere a chiunque mi dimostri non già l'esistenza di Dio, ma almeno che qualcuno ci abbia veramente parlato faccia a faccia; a discutere di quanto sia bello usare la bici per andare al lavoro con chiunque lo abbia fatto per anni, pedalando dodici chilometri alla mattina e dodici alla sera, d'inverno come d'estate; di correttezza, di dignità, d'intelligenza con quei pochi che dicono una cosa e poi la fanno, magari avendoci anche pensato sopra, prima. Guardo il mondo come la mucca il treno: occhi sgranati, gran sfavillio, assoluto disinteresse. In testa, i pensieri dell'airone cinerino quando, fatta la sua scorpacciata di chissà che cosa mangia, si riposa in mezzo ad una risaia e medita. Hai mai pensato a che cosa pensino l'airone cinerino dopo cena e la mucca al passare del treno? Io sì e non ho la risposta certa ma azzardo: al nulla. Allora, mi chiedo se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prender l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte. Morire, dormire, sognare forse: ma qui é l'ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte quando siamo già sdipanati dal groviglio mortale, ci trattiene: é la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.
Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gli insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell'uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale? Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte, la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore, a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali, piuttosto che correre in cerca d'altri che non conosciamo? Così ci fa vigliacchi la coscienza; così l'incarnato naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso: e dell'azione perdono anche il nome... Per questo, alla fine è meglio conservare almeno lo sguardo della mucca, mentre guarda passare il treno.
Nel 2009, giuro che cambierò.
Al quadro complessivo del mio personalissimo peggioramento (che mi ha portato al graduale disimpegno da qualsiasi forma nota e non di: informazione, cultura, passione politica, cura delle relazioni con gli altri, amore per l'arte, eccetera) mancava solo il tassello finale: fare buoni propositi per l'anno a venire, in occasione dell'ultimo dell'anno. Ed ecco completata l'opera; ecco i miei buoni propositi per il 2009. Cambierò, cambierò... Cambierò look, per esempio, perchè il look è fondamentale, se vuoi avere successo (e io voglio avere successo!): penso di farmi crescere i capelli, di cambiarne il colore, di farmi fare una pettinatura trendy, magari con i colpi di sole ed i boccoli biondi; penso di continuare a dimagrire, per arrivare a toccare la soglia dei 65 chili, così da poter finalmente indossare quegli abiti attillati, che fanno tanto glamour. Penso che estenderò il mio abbonamento per la palestra anche alla sezione solarium, così mi farò qualche lampada, che è bello essere abbronzati quando ti esibisci agli altri. Noo?
Cambierò... orientamento religioso: ormai superata la soglia dei 50, è meglio che mi prepari alla mal parata, creando presupposti positivi per la mia vita eterna, che è pur sempre un'alternativa al niente. Penso che mi metterò a credere che sia tutto vero, che dio ha veramente detto a qualcuno come stanno le cose e che questo qualcuno ha il compito di spiegarle anche a noi. E io ci crederò, perbacco! Andrò alle funzioni religiose, ripeterò fino alla noia i riti, rispetterò i dogmi, avrò, finalmente, la fede anch'io. Perchè no? Magro, abbronzato, ben pettinato e vestito: la domenica, in mezzo agli altri, sul sagrato non posso fare altro che una gran porca figura! Non si va lì per quello? Non mi dirai davvero che sarò il solo? Che tutta quella gente va lì perchè ci crede davvero e non per altri scopi? Ma dai...
Cambiare per cambiare... Diventerò di destra. Beh, non è che ne sia proprio convinto: lo faccio, alla fine, solo per opportunismo, in quanto tutti gli ideali politici che ho abbracciato, fino ad oggi, sono miseramente naufragati: chissà mai che, diventando anch'io di destra, porterò un po' di sfiga anche da quella parte... Ma, insomma: che c'importa dei motivi? Ciò che rileva è che potrò finalmente indossare quella bella camicia nera con le spalline militari, che fino ad oggi non avevo mai messo! Che potrò inveire contro i leader (?) della sinistra (??), gli immigrati, i barboni, i pezzenti! Religioso, sì; ma mica pirla!
Poi, poi... diventerò stronzo. Se chi mi conosce e mi frequenta mi ritiene già stronzo, credo che non abbia idea di quanto mi possa migliorare! Perchè no, scusa? Sono bello, sono ricco, sono intelligente, sicuro di me stesso, ho le palle cubiche, una bella macchina, casa di proprietà, abbronzato, vestiti attillati, di destra, timorato di dio: perchè devo continuare ad essere tollerante, portare pazienza, assecondare? Ma dai, è giunta l'ora di mettere giù categoria e prendere le distanze dalla massa stupida, ignorante, brutta! Partiamo dal presupposto che il frequentarmi è un benefit che concedo: se ti sto bene, coccolami, fai quello che dico io, accetta i miei capricci, le mie sparate. Se non ti sto bene... alla fine, è un problema tuo; puoi sempre non farti più vedere...
Post scriptum: giunto a questo punto, mi sono messo a rileggere il post e mi sono reso conto di due cose: che tutti questi cambiamenti mi avrebbero portato ad essere troppo identico alla maggior parte delle persone che frequento. E non mi piace essere come tutti gli altri; che alla fine, se mi faccio un bell'esame di coscienza, io sono già come avrei voluto diventare. Sotto sotto, quelli che io considero deprecabili difetti sono già presenti in me, latenti, sottotraccia; solo che non lo voglio ammettere... ho paura a confessarlo anche a me stesso. E quindi?
... E quindi il mio proposito per il 2009 è che non cambierò per nulla. Avevo anche deciso di cancellare il post, perchè lo trovo francamente inutile, dato che se non faccio buoni propositi, perchè scriverne? Ma poi, ho pensato a voi ed al fatto che un po' stronzo lo sono davvero: il mio regalo per voi tre che mi leggete, per augurarvi buone feste, è farvi arrivare in fondo ad un post che non significa assolutamente nulla; emblema di tutto il blog. Ma tanto, abbiamo tempo da perdere, no? Buon Anno a tutti, gente! A tutti quelli che mi sono cari. Agli altri... Ahi, ahi, ahi!
L'universo rinasce ogni mattina, quando riapro gli occhi e cesserà di risplendere quando mi annoierò di farlo; ne assecondo il fluire, il divenire ma ho il costante bisogno di contropartite, perchè nulla si adora per nulla, l'ab-solutum che sia: la musica è una di queste, forse il più potente tra tutti i talismani. La sala è gremita il giusto, come si conviene alle adunanze di fideisti, che non possono mancare alle occasioni di precetto; siamo in un vecchio teatro, inadeguato, poco più che un cine oratoriale. Entrano, sono in otto: due tenori, due soprani, due contralti, un basso ed un baritono; quasi buffi, mal vestiti, direi; in linea con la sala, aggiungo. Poi, vocalizzano il primo accordo e tutto muta essenza: "Iperspazio", diceva il Comandante Kirk; e l'orizzonte statico, ora punteggiato da galassie, si trasformava rapidamente in un morbido imbuto di scie luminose, verso il fondo del quale lasciarsi cadere, senza più inibizioni. Qui, accade lo stesso: frequenze divise da parsec si congiungono inaspettate, si fanno mielosa pangea, densa e calda, nella quale mi perdo e svanisco, il nulla tutt'intorno, il buio che mi avvolge, le voci che non smettono di cullarmi; per quasi due ore galleggio estatico nella panna, dimentico del male. Vienimi come musica, accordi di baci, crescendo di armoniosi pensieri su sfondo intessuto di angeliche voci. L'universo rinasce ogni mattina, quando riapro gli occhi; da sempre, mi sveglio cantando: perchè io temo il lupo ma il lupo ha il terrore del bello e a volte ci basta una flebile luce per rendere il giorno radioso. Vienimi come musica.
...Il cielo stellato sopra di me; la legge morale in me. (I. Kant, dopo che ne abbiamo ragionato)
