giovedì, 08 maggio 2008

"Avevi 22 anni ed eri bellissimo"


Il primo denso di nebbia: giusto il tempo per imparare a parlare e a camminare. Il secondo, una salita dello stelvio, sputi di sangue ad ogni tornante. Il terzo un'esplosione di energia, corse e rincorse, un fuoco artificiale. Il quarto gli amori veri, quelli che restano ed il lavoro. Il lavoro, già. Il quinto una pianura sempre uguale a se stessa, qua e là qualche straordinario bagliore. 28 anni ed un giorno fa era il mio ventiduesimo compleanno ed ero bellissimo. 28 anni ed un giorno dopo, decennio dopo decennio, lo sono ancora ma solo se non mi vedo allo specchio: rifletto comunque ma non la luce; piuttosto, metafisica, introspezione, strenuo restare aggrappati con le unghie ad un senso che sfugge, ogni volta che sembra che lo hai preso. Non c'è mai stato senso; forse era giusto godersi l'attimo; forse era giusto essere semplicemente maschio. E' che mi ostino a pensare, a pensarti, anche il giorno dopo i 50 anni.


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scherzo di liberitutti delle ore 17:33 | link | commenti (1)
martedì, 29 aprile 2008

Rocinha


Si scrive così ma si legge Rossigna: un nome carino, accattivante, da pronunciare con quella dolce cadenza portugheisa, che rende tutto musicale. Che cos'è la Rocinha? Una anziana e buona panettiera del paese? La cara compagna di banco coi capelli rossi? No. La Rocinha è questa:


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La Rocinha è una favela di Rio de Janeiro, una delle poche che hanno un'entrata ed un'uscita. Molte altre, invece (Vidigal è una di queste), hanno un solo punto di accesso, dal quale forzatamente si deve passare per arruvare ed andare via. Rocinha trattiene 300.000 persone. Rocinha è un carnaio marcio pieno di vermi assolutamente vitali, gioiosi: anche dal putridume nasce la vita.


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 Rocinha è un dedalo di fili, cavi, tubature: perchè chi abita lì, deve portarsi "le utenze" fino a "casa propria". Casa propria è un ammasso di forati; le strade sono ripide e larghe 80 centimetri. Nelle case c'è internet e la televisione. Nella favela c'è un internet point, la pedicure, il negozietto che vende di tutto.


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Ma, come vedi, nell'angolino ci sono anche le piantine di fiori, perchè alla Rocinha ci abitano persone. Ce ne sono che giocano a basket, altri fanno i taxisti, i manovali. I ragazzi vanno a scuola, tutti con la maglietta della favela, per essere ben riconoscibili. La rocinha è quel pezzo di mondo che la maggior parte di noi lombardi vorrebbe confinare dentro le rupi che la confinano, insieme agli hotel 5 stelle. Fatti un giro alla Rocinha. Poi, mi racconti che cosa ti ha colpito del Brasile.


scherzo di liberitutti delle ore 17:20 | link | commenti (4)
sabato, 19 aprile 2008

In Brasile il sole sta a nord. Le tastiere non hanno le nostre lettere accentate, quindi risulta difficile scrivere... il lavandino scarica come da noi. Almeno sembra. Le stelle non le ho riconosciute. Nemmeno so dell ora, perche il telefono l ha aggiornata per conto proprio. L hotel si chiama Catussaba, di Salvador de Bahia. Se qualcuno vuole schiattare di invidia, puo cercarlo in rete...Non so se torno. A presto.


scherzo di liberitutti delle ore 18:33 | link | commenti (4)
giovedì, 17 aprile 2008

Vado una settimana in America del sud. ci vado perchè la storia del fuso orario non mi convince e voglio verificare di persona. A proposito: avete mai pensato a quando l'umanità si è accorta che dall'altra parte del mondo l'ora non era la stessa? Vedrò la croce del sud e scoprirò se è vero che l'acqua gira al contrario, quando il lavandino scarica. Scoprirò, anche, se l'autan tiene lontana l'aedes Egypti, quella zanzarina malefica che regala la dengue; se così non sarà, vorrà dire che le cose che avevo ancora da dire ve le dirò su un'altra lunghezza d'onda. Ognuno ha i suoi buoni motivi per andare in Brasile...


scherzo di liberitutti delle ore 13:29 | link | commenti (3)
mercoledì, 09 aprile 2008


Deja-vu dedicato ai miei figli, perchè non smettano mai di crederci:


Esploratore, I suppose?



Yes, I am. Io, modestamente, lo nacqui. Esploratore, I mean...


Ricordo le fossette nelle mani e gli occhi grandi: ero bambino e vivevo nell’incanto. Non avevo orsetti a tenermi compagnia: per non sentirmi solo, mi incontravo spesso con Madama Fantasia. Nel cestino della merenda, carta d’argento ad avvolgere pane ed illusione; nel tascapane da Trapper, una bussola rotta, ad indicare la giusta direzione. Ma, soprattutto, un’unica quanto terribile arma da opporre ai Pirati: il mio nome. Un nome che incuteva reverenza anche al solo pensarlo; un nome che i bucanieri scandivano sottovoce, nelle buie e fumose bettole della Tortuga, perché pronunciarlo ad un tono anche solo lievemente più udibile avrebbe potuto significare la fine della stessa filibusta. Un nome roboante, un nome vero:


Ribelle, il Grande Esploratore!


Ero un viaggiatore appassionato: passavo ore intere abbarbicato alla prua del mio nobile veliero; scrutavo l’orizzonte all’imbrunire, cercando mondi nuovi e nuovi afrori, cieli mai visti e terre da scoprire; combattere corsari, liberare principesse innamorate, filare verso le stelle cavalcando enormi dragoni cinesi, dopo averli sapientemente domati: ah, che bei tempi! Ah, che bel vivere! Sì, lo confesso: esplorare fu il mio più grande desiderio.

E l’ho fatto, per tutta la vita.

Cresciuto, ho esplorato tutti i sentieri della solitudine, della rabbia, della disillusione. Ho valicato le dodici colline dell’amore ed assaporato ad una ad una le mille ciliegie del sesso, fino a non poterne più, fino a non essere più capace di gustarne alcuna. Ho attraversato l’angoscia, l’odio e l’indifferenza, bivaccato nella monotonia e sorseggiato caffè sotto la pioggia, preparandolo sul falò dei miei sogni. Anche oggi, ogni sera non manco al mio appuntamento con l’avventura; solo che la maestosa prora lignea, istoriata a popputa sirena non c’è più: il suo posto l’ha preso il balcone di casa, al sesto ed ultimo piano di un cedevole palazzo della Bovisa. Da lì, osservo l’orizzonte cintato dai grattacieli, le stelle celate da aerei in atterraggio, controllo la mia pettinatura da perfetto impiegato nei doppi vetri e sorrido, sorrido. Anche lei sorride: Madama Fantasia, intendo. Lei non mi ha mai abbandonato ed è l’unica a sapere la verità (oltre a voi, ovviamente…): sul balcone non ci sono io; lì c’è la mia identità segreta! Il vero io, ogni sera, entra di soppiatto in quella vecchia bettola della Tortuga, raggiunge quatto quatto il tavolo centrale, ci sale sopra senza dare nell'occhio ed urla a perdifiato, con le mani ai fianchi della bocca, per farsi udire da tutti:


"Fuggite, bastardi! C'è Ribelle, il Grande Esploratore!"


Un attimo di panico e poi… ma no, dai: scherzavo! E tutti giù a ridere e tutti che beviamo rhum: pirati, puttane, osti e vecchi sognatori rimbambiti.



scherzo di liberitutti delle ore 17:35 | link | commenti (2)
lunedì, 07 aprile 2008

Deja-vu dell'Evanescenza


Gli amori impossibili, quelli che, gozzanianamente, avrebbero potuto essere ma non sono stati o non saranno mai: esistono, in qualche altra dimensione? Ci sono uno spazio o un tempo paralleli, trasversali, non so, in cui i baci non dati hanno modo di liberarsi? E questo mondo dell'impossibile che vive nella mente: può essere che sia solo fantasia? Immagina: se ad essere rilevanti non fossimo noi due ma quello che proviamo l'una per l'altro: sarebbe ammissibile che a materializzarsi fosse la nostra attrazione in quanto tale, in un altrove spostato nel tempo o nello spazio, anche se non fossimo esattamente noi due a far vivere l'emozione? Cioè, intendo che il nostro amore potrebbe liberarsi mediante altri due; mmh... no, non mi convince. L'amore è fatto anche di carne, non solo d'idillio: mi serve il possesso, non mi basta l'astrazione. Risultato? Gli amori impossibili restano tali; non mi va che qualcuno li viva in un'altra dimensione. Se sono cose importanti, vuol dire che da impossibili è bene farli diventare possibili. Ma che nessuno, benchè di un altro tempo, anche se parallelo, rubi i baci che voglio io. Per cui, non venirmi a dire che non ci possiamo amare perchè in un altro tempo un'altra te è innamorata di Giulio Cesare: non ti crederei e, comunque, anche se ti credessi non mi basterebbe...


scherzo di liberitutti delle ore 17:56 | link | commenti (9)
giovedì, 03 aprile 2008

Ho rubato una gemma che mi trova adorabile e che mi gratifica col proprio splendore; quasi, riesce a farmi brillare di riflesso. Penso che sia così bella e deliziosa da non volermene mai più privare; ma come nasconderla ai più? Provo a celarla nel cuore ma la gemma declina l'invito: "Devo stare alla luce del sole; senza i suoi raggi non vivo e non ti posso illuminare". Che fare? Una pietra preziosa, alla luce del giorno e tra le mie mani, sarebbe subito scorta; non posso accontentarla... Provo a convincerla ad accoccolarsi in un angolo della mente, lato ricordo/memoria ma... di nuovo lei si ribella: "Voglio far parte del presente, non del passato". Zucchero, qui proprio non ci siamo! Come anche le pietre al par tuo dovrebbero sapere, il presente è l'unico stato del tempo che non è dato di cogliere: il passato sì, c'è stato e lo possiamo ricordare; il futuro è indubbiamente là, certo, tutto da vivere; ma il presente... Il presente non esiste, perennemente sospeso com'è tra l'istante precedente e quello successivo. Esso è inafferrabile per sua natura, condizione invivibile se non in astratto; ed è proprio nel presente, in una condizione di costante astrazione dal prima e dal poi, che vorresti incontrarmi? Replica la Preziosa: "Ma certo, adorato. Questo è il mio desiderio. Amore... Amore? Dove sei finito, tesoro? Qui è tutto buio e non riesco a toccarti..." Non rispondo, scomparso e indaffarato come sono a tenermi in equilibrio tra l'istante precedente e quello successivo.
La morale: perchè devo parlare di metafisica, perchè mi si dia retta? Non sarebbe più semplice partire dai dolcetti e dai palloni gonfiati?


Fisica


scherzo di liberitutti delle ore 13:17 | link | commenti (4)
martedì, 25 marzo 2008

Lo sguardo alto, come il pensiero. Vorrei essere capace di non frugare tra gli stracci, le miserie lasciarle marcire al loro posto: il tempo che perdi soffrendo sulle negatività lo sottrai ai progetti, al futuro, alla luce. Guardare alto, appunto ma si fa fatica; soprattutto dopo il tradimento, quando più forte avverti la tentazione alla vendetta, sottile e perfido richiamo; che sta lì, che potresti calare con violenza, basterebbe dire, anzichè non dire ma... Che fa? A che serve? Da anni, ormai, ho rinunciato a colpirne uno per educarne cento, chè, tanto, non educo nessuno e quel qualcuno è pure probabile che lo manco, bolso come sono. Nemmeno porgere l'altra guancia: non si dimentica, la memoria è importante. La soluzione, dunque: sguardo alto, perso nel cielo, a puntare le nuvole e l'infinito, giacchè ne sono capace. Ai porci le perle ed il loro grufolare, che il tempo è galantuomo. Sguardo alto, dai: se guardi in su, non vedi nemmeno le lacrime. Bene: la storia è di tre fratelli. Il primo è molto in gamba nel fare e diventa grande capitalista: fabbriche, operai, condiziona l'economia dello stato. Il secondo è molto in gamba nel pensare ed orienta il pensiero di tutto il secolo, infiammando cuori dell'una e dell'altra parte. Il terzo è buono a nulla. Tutto quello che fa, avendo tempo da perdere, è piantare un albero. L'albero diviene subito rifugio di un formicaio; poi c'è un nido, due tizi si fidanzano lì sotto, un'auto ci si schianta contro, il comune lo fa diventare punto di confine e poi un alveare ed ancora fiori e frutti, estati, inverni, soli e lune, vita e morte e ancora morte e vita. Sono passati trecento anni. Niente resta più del fratello industriale: riconversione, modernismo, tutti a casa operai, figli e nipoti. Niente di niente. Niente resta più del fratello intellettuale: tramontano gli ideali, revisionismo, nuove tendenze, filosofie. Niente di niente. Dopo trecento anni resta solo la pianta del fratello coglione, ancorà lì a pettinarsi al vento. La morale è il senso della vita: fare, pensare o assecondare l'universo? Mi impegno in tutte e tre ma propenderei per l'ultima. Questo post potevo farlo meglio ma è un periodo che va così.


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mercoledì, 27 febbraio 2008

Ed ora, qualcosa di completamente diverso!


Quae se laudari gaudent verbis subdolis,

serae dant poenas turpi paenitentia.

Cum de fenestra corvus raptum caseum

comesse vellet, celsa residens arbore,

vulpes invidit, deinde sic coepit loqui:

'O qui tuarum, corve, pinnarum est nitor!

Quantum decoris corpore et vultu geris!

Si vocem haberes, nulla prior ales foret'.

At ille, dum etiam vocem vult ostendere,

lato ore emisit caseum; quem celeriter

dolosa vulpes avidis rapuit dentibus.

Tum demum ingemuit corvi deceptus stupor.


In cauda venenum. Fate tutti attenzione!


scherzo di liberitutti delle ore 12:54 | link | commenti (3)
martedì, 26 febbraio 2008

Esistono due tipi di basket: il Basket ed il basket con la rete da pallavolo. Io sono un allenatore di basket con la rete da pallavolo ma la federazione si ostina a farmi partecipare a corsi per allenatori di Basket. La differenza è questa: nel Basket, c'è un head-coach molto preparato che, a fine stagione, si aggrega alla nazionale ed allena gli Azzurri. L'head-coach ha quattro assistenti ed un preparatore atletico, 14 under 17 appena scesi da marte, che basta che il coach alzi il sopracciglio e sanno già cosa fare. Il più piccolo di questi extraterrestri è alto come me; il più alto è un ragazzotto di 210 centimetri, che si contende il primato con altri tre energumeni, che se si mettono la prima pagina della Gazzetta dello Sport sotto ai piedi diventano più alti di lui. Ciascuno di questi giocatori ha fatto egregiamente tutte le categorie giovanili e conosce alla perfezione ogni fondamentale, inclusi un paio dei quali io stesso dubitavo dell'effettiva esistenza. Nel Basket, tutto funziona alla perfezione: anche le rarissime sconfitte fanno parte di un preciso piano psico-motivazionale, che tende a far giungere la squadra alla finale mondiale, nelle migliori condizioni atletico-tecnico-tattiche possibili. Il basket con la rete da pallavolo è una cosa diversa. Comincia con le chiavi della palestra che doveva portarle lui ma si è dimenticato. Quando ne troviamo un mazzo vecchio, che teniamo nascosto in una siepe per ogni evenienza, scopriamo che manca la chiave dell'armadietto dei palloni. Dopo esserci liberati della guardia giurata, che ci ha scoperti mentre cercavamo di recuperare le bocce con un cacciavite, arriva, finalmente, il momento dell'allenamento. L'allenamento del basket con la rete da pallavolo è l'intervallo ludico-polemico che intercorre tra quando smonti la rete (appunto) da pallavolo e quando la devi rimontare. Peraltro, io ho provato ad allenare con la rete montata ed ho scoperto che giochiamo meglio. Ora: io non è che non voglio imparare cose nuove. Ci mancherebbe: anche un ragazzino può insegnarmi qualcosa che non so; ma perchè le federazione dice che se io non partecipo ad almeno 6 riunioni tecniche in due anni, non posso più allenare a basket con la rete da pallavolo? Io non ho il problema di come marcare il pivot dominante, perchè nei miei campionati i pivot dominanti non ci sono, non vengono. E se, per una strana combinazione, ne arrivasse uno, è finita; ci arrendiamo, che ci vuoi fare? La mia tessera è stata emessa nel 1974: in trentaquattro anni di panchina, ho vinto 6 titoli regionali (tre allievi, due cadetti, uno juniores); ho avuto l'onore di ricevere una chiamata per una panchina di A; forse resiste ancora il record che abbiamo stabilito di vittorie con il maggior scarto (203 a 28) e di maggior scarto con gli avversari lasciati a 0 (110 a 0)... Qualcosa dovrei saperne, dunque: ed infatti, con piacere ho notato che le idee del coach che ha tenuto la riunione tecnica di ieri sera (a proposito: bravissimo!) sono le stesse che io propongo da anni ai miei giocatori. Ma qui non si tratta di imparare: si tratta di capire che esistono basket diversi! Mi piace confrontarmi ma perchè obbligare un volontario come me ad ascoltare i marziani, che mi parlano - appunto - di Marte, quando il mio problema è come fare a rimettere su la rete da pallavolo senza doverla smontare tutta e senza farmi male? Quando quello che faccio io è promuovere il BASKET ad un livello che da Marte nemmeno si vede?


bimbo


scherzo di liberitutti delle ore 16:31 | link | commenti (2)